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Ti ti ti ti ti

Il Caffé langue da qualche giorno. Colpa, forse, dei mille impegni. Pazienza: significa che vi lascerò una canzone che mi è tornata alla mente in questi giorni.

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L’auto targata TO

di Filip Stefanović

…mattoni su mattoni
sono condannati i terroni
a costruire per gli altri
appartamenti da 50 milioni.

Questa canzone la conosco da una vita. Era su un doppio album di Grandi successi di Lucio Dalla, di mio zio. È strano, mio zio nemmeno parla italiano. Però quando d’estate andavo a Belgrado, mettevo sempre su questo cd, e mi piaceva un mondo. Non avevo dieci anni forse, ma questa frase mi rimase impressa a fuoco. Dimenticai la canzone, dimenticai il titolo, ma non questi mattoni. Me li vedevo, me li immaginavo proprio davanti, questi muratori terroni che costruiscono, anzi, tirano su, ché si intuisce molto meglio la fatica, perché alzare una casa dev’essere tutta una fatica, queste case da ricchi. O non ricchi, non lo so quanti fossero cinquanta milioni nel ’73, di certo, capivo, molto più di quanto si potessero permettere i terroni.

Oggi i terroni non ci sono più. O meglio, ci sono, ma non quei terroni. Di certo non ci sono più le targhe con le province. Adesso al massimo dalla targa capisci quando te l’hanno immatricolata, quindi quanto nuova è la macchina, o quanto spesso la cambi, che è più importante di da dove arrivi. Ma tutto il resto è uguale.

Li abbiamo ancora, braccianti sottostipendiati che arrivano da lontano. Figli senza passato e senza futuro, che non si menano più dal Sud al Nord, ma dall’Italia all’Europa, al mondo. Extracomunitari. Braccianti d’arance e pomodori. Gente con un’altra lingua, un altro accento, che costruisce sogni per i più fortunati, o per chi si può concedere un mutuo. Nella perenne privazione dettata dall’immobilità sociale, di quest’Italia che da 60 anni aspetta e spera, e a tenersi informati pare accada molto, tra Repubbliche che vanno, crisi economiche e di potere, Premier puttanieri ed elezioni anticipate. Ma poi sempre la stessa auto targata .. , che da quarant’anni corre, convinta che prima o poi da qualche parte dovrà portare.

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Italia d’oro

Spero soltanto di stare tra gli uomini
che l’ignoranza non la spunterà
che smetteremo di essere complici
che cambieremo chi deciderà

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