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Annotazioni sulla follia dilagante

Alessio Mazzucco

Altro che invidia e odio a rovinare il Paese! Stiamo impazzendo tutti quanti: questo è il problema.

Giornalisti schierati, assalitori inesistenti, violenti che picchiano, gettano fumogeni, insultano, primi ministri palesemente egocentrici, egoisti ed egolatri, oppositori che si sono persi nel baluginare dei magnifici anni Sessanta, giudici accusati d’essere d’una o dell’altra fazione a seconda di come gira il vento, gossip, dossier, inchieste “scomode” tacciate quasi fossero le invenzioni di qualche losco personaggio di rossa provenienza. Ma dico: che Paese è?

All’Italia non servono leggi elettorali nuove, governi tecnici o grandi cambiamenti (oddio, servirebbero, ma che speranza c’è?): basterebbe un po’ meno d’ipocrisia e il gioco s’aggiusterebbe da sé. Giovedì scorso, ad Annozero, il giornalista di Report (quei ferventi rivoluzionari), conduttore dell’inchiesta su Antigua, ha semplicemente affermato che un primo ministro a domanda risponde, soprattutto trattandosi di questioni legate a conti correnti a dir poco oscuri. Non è un assalto al potere: è una domanda. Una richiesta, un’interrogazione, un quesito, un semplice dubbio posto attraverso un canale pubblico ad un personaggio pubblico. Nulla di strano. Ma in Italia è il peggior atto sovversivo degli ultimi vent’anni (in realtà è al secondo posto dietro la richiesta di presentarsi in tribunale).

Ieri Capezzone ha ricevuto un pugno. Qualcuno di voi legge Ilgiornale.it? Non tanto per gli articoli, degni come ogni scritto d’essere letti, commentati, apprezzati o criticati, ma per i commenti. Provate, prima o dopo i pasti non importa, ma provate, per la semplice curiosità intellettuale di vedere che persone girano e commentano nel web (attenzione: sono elettori, cittadini e quelle sono opinioni condivise, non appunti d’un qualche signor nessuno). Si parla di sinistri, comunisti sovversivi del voto popolare, giornalisti e partiti fomentatori d’odio, eccetera. Già sentite? Vero; ricordo un Cicchitto datato 2009, una pessima annata. Preoccupa che si continui a pensarla in questi termini, non poco. In primis, come si può parlare e ragionare con chi è imbevuto di frasi fatte? E poi, in un Paese fratturato, alla deriva, incapace a disincantarsi dalle magie del populismo, che speranza di recupero c’è se si continua a pensarla con queste categorie mentali?

Sveglia, bellezza! L’attività legislativa è ferma. Giudici, PM, giustizia: un nodo da sciogliere, vero, ma non l’unico. Se la società marcisce è colpa d’una classe dirigente ferma e incapace nel suo complesso, non in qualche sua parte deviata, d’una classe dirigente immobile, allergica ad un cambiamento che non arriva, impantanata nella palude di questa nostra Italia.

Meno ipocrisia, per favore, meno lagne. Se qualcuno picchia Capezzone non è perché Di Pietro attacca il Presidente del Consiglio alla Camera (tra le altre cose, è liberissimo di farlo), ma perché la macchina si è inceppata. Quale macchina? La democrazia.

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Miché, ma che mi combini?

Alessio Mazzucco

Per quindici anni sei stato irrispettoso, irriguardoso, prepotente, fazioso. Ci hai inondato di bugie e di calunnie, hai montato mille processi mediatici contro il governo e il suo presidente: mafioso, corrotto, mandante di attentati e omicidI (cosi’ l’avete descritto con la conbriccola, agli occhi degli italiani, per tre lustri). Quante bugie sono uscite da quel tubo catodico. Ora, finalmente, aqnche se a caro prezzo, te ne vai. Io sono contento. In tutto questo tempo mi sono sentito offeso e preso in giro..non faccio parte del tuo pubblico e non mi hai rispettato ADDIO RICCO SANTORO. E’ uno dei commenti all’articolo “Santoro dà l’ultimatum al PD prima di passare all’incasso” reperibile su www.ilgiornale.it, ad opera di Francesco Cramer, venerdì 21 maggio.

C’è una vecchia storia che molti politici sbandierano ogni volta che si trovano in difficoltà: lo stipendio di certi uomini di spettacolo. Quante volte il viceministro Castelli (dico lui perché è il primo che mi viene in mente) ha attaccato Grillo dicendo qualcosa come “Lui prende tre milioni di euro di stipendio all’anno. Vi sembra normale? E voi gli date ascolto e lo arricchite ancora di più!”? Tante. Forse troppe. Sì, troppe, perché in quest’Italia dove tutti parlano e tutti sanno, si ha il brutto vizio di vomitare sul pubblico passivo frullati privi di sostanza. Perché parlo dello stipendio di Grillo? E’ presto detto.

Santoro vuole andarsene dalla RAI per navigare in acque migliori. Sky o non Sky, il tribuno di Annozero ha deciso che quando è troppo è troppo e far la guerra continua ne ha piene le tasche. Decisione sacrosanta, inappellabile. Almeno formalmente insomma. Ma se questa era un’occasione per la politica, i giornali e tutti i commentatori, opinionisti, attricette e modelle che, per un motivo o per l’altro, hanno diritto a dire la loro, di ragionare su una domanda molto semplice, ecco che il momento è stato perduto. Perché Santoro se ne va? Cosa significa guerra nei canali pubblici della nostra televisione? L’aria è davvero irrespirabile? Che forza di persuasione, influenza e censura ha effettivamente la politica sulla RAI? Occasione perduta: l’unica questione che pare interessante al grande pubblico è l’ammontare della liquidazione del Santoro fuggiasco. Alcuni dicono dieci milioni, altri (giuro non è uno scherzo) dichiarano d’aver sentito 23 milioni. Santoro parla di due milioni (Il Fatto, 22 maggio), ammontare raggiunto dalla somma di tre annualità previste dalla RAI per incentivare i dipendenti ad uscire. Ora, a me sinceramente non interessa quanto Santoro prenda di liquidità: non ha mai predicato la povertà né ha mai indossato un saio, camminato a piedi nudi e parlato con gli animali. Dirò di più. Se questi soldi sono dichiarati al fisco e non derivano da affari illeciti, qual è, mi chiedo, qual è la grave colpa di avere stipendi assai elevati (per Santoro, Travaglio e compagnia) se non milionari (Grillo)? Nessuna, almeno per me. Per questo, penso, il problema non sia la liquidazione del suo conduttore.

Miché, ma che mi combini? Te ne vai? Non lotti? Non tenti una riforma RAI dal suo interno? Getti così la spugna? Me ne dolgo, sai? Io che, come altri, ti guardavo nel maxischermo alle Colonne di San Lorenzo, quella fresca sera di grigia e fine pioggerella milanese, ti vedevo proclamare la libertà d’opinione, espressione, parola e stampa in quell’arena che fu Rai Per Una Notte, e insieme con te molti altri, da Floris alla Gabanelli, da Luttazzi a Travaglio passando per Iacona e Vauro. Finisce così la tua avventura? Altro che quindici anni di bugie (come dice il buon uomo del commento d’apertura): ti cacciano, torni dopo cinque anni, ti tormentano e ti vogliono cacciare di nuovo. Ti dico la verità: nonostante tutti i tuoi difetti, nonostante Annozero si stesse trasformando in un teatro di marionette sulla scia di Ballarò, nonostante tu non fossi censore di verità assolute, ma comunque uno squarcio di luce nelle tenebre di questa Italietta, io ti apprezzavo e apprezzavo il programma. Perderlo è un peccato. Abbandoni chi ancora resiste? A chi toccherà andarsene dopo?

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