Novecento

Alessio Mazzucco

Quando Alessandro Baricco scriveva il monologo Novecento, conosciuto ai più come La leggenda del pianista sull’Oceano, non credo pensasse di sfornare un capolavoro da milioni di copie vendute. Così come Eric Hobsbawn probabilmente non credeva (o forse sì, chissà) di dichiarare la fine della storia – Dio è morto! – scrivendo il Secolo Breve. Perché parlo dei due autori? Perché non sapevo come introdurre il pezzo, così ho preso le due citazioni più pop che toccassero l’argomento 900. Che poi sia un secolo o un pianista sognante nel mezzo dell’Oceano poco importa. Novecento è la definizione della Tragedia, in senso biblico forse, secolo di masse umane in movimento, guerre e massacri, ma anche sviluppo, prosperità, il secolo del dominio della civiltà occidentale sulla terra. Non male. Ed è finito.

C’è chi ha visto finire il Novecento nel 1989 con il crollo del Muro, chi pochi anni dopo con la fine dell’Unione Sovietica, chi ha visto nell’11 settembre 2001 la fine della storia occidentale. Io l’ho visto pochi giorni fa nella distensione tra Cuba e Usa. Retorica a parte, il Novecento è definitivamente archiviato.

Chi come me ha amato Guevara con tutto l’idealismo e la voglia di rivoltare, rivoluzionare, cambiare, ha visto un’epoca spegnersi. Ora Guevara sarà solo un ribelle da T-shirt come tanti, Fidel, il barbudos col sigaro che è sbarcato con un’ottantina di uomini sulle coste di Cuba per cambiare la storia dell’isola, sarà solo una cartolina sbiancata del passato. Quando Raul Castro andrà negli States e stringerà la mano a Obama, un capitolo sarà definitivamente chiuso.

E intanto pensavo a uno dei film più belli che siano mai stati girati, Le invasioni barbariche. All’apice della crisi del modello occidentale, quando il cambiamento sistemico della produzione, del commercio, del rapporto tra capitale e lavoro, quando le tensioni geopolitiche di un mondo che non ha più spazio si acuiscono e nuove superpotenze emergono mettendo sotto scacco le vecchie, stanche, vestigia occidentali, un breve estratto del film può aiutarci a capire chi siamo, o cosa siamo diventati: tutto il contrario di tutto. Intellettuali, intellettualoidi, pensatori, figli del ’68: tutto questo finirà, sta già finendo, e le nuove forme di espressione emergenti, i nuovi cittadini del mondo, le nuove strutture del potere stanno scalzando tutto quello che è stato.

John Micklethwait e Adrian Wooldridge sono, rispettivamente, il direttore e l’editorialista di Schumpeter del settimanale The Economist. Molto british, molto acuti, molto colti. E il libro che hanno sfornato, The Fourth Revolution, è un piccolo capolavoro di scienza politica. Ben scritto, rapido e godibile, il libro ruota intorno a una semplice domanda: quale modello di Stato potrà permettersi l’Occidente davanti alle sfide globali? Domanda mica da poco. Lo Stato novecentesco, quello pesante, ingombrante, rigido, sicuramente capace (per lo meno nel passato) di creare un sistema di welfare ancora oggi invidiato da tutto il mondo, è vecchio e decadente. Mafia Capitale? Indagini sull’Expo? I grillini? Quelli sono solo sintomi. La Camusso in piazza, Landini nelle fabbriche con gli “onesti” (cit), il Fassina furente sono altri sintomi. C‘è un Novecento che ancora grida, si arraffa, si muove e si stanca nel cercare la propria permanenza nella Storia; dall’altra parte c’è un mondo che va avanti. E quel mondo non è Renzi eh, badate bene, quel mondo è ben al di là delle Alpi, si chiama modernità, progresso e cambiamento, e dalla Pianura Padana in giù di questi venti roboanti avvertiamo solo le brezzoline che talvolta, per nostra fortuna, filtrano.

Lascia un commento

Archiviato in Discutendo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...