Venti di cambiamento?

Alessio Mazzucco

Sono rimasto indietro su troppe cose. Volevo scrivere un post sul Governo Renzi e il magnifico esempio di democrazia offerto da Grillo, ma il web era intasato così sono uscito a bermi qualcosa. Poi l’Ucraina, ma dopo aver letto imbarazzanti articoli sulla presa di potere dei neonazisti a Kiev e il povero Yanukovich costretto alla fuga da un complotto di natura neonazista combattuto da Putin (che a questo punto, a rigor di logica/memoria storica, dovrebbe essere il protettore dei lavoratori dalla controrivoluzione borghese, giusto?) ho deciso di rinunciarvi.

Dimenticavo che gli italiani sanno sempre tutto su tutto. Dalla formazione perfetta per la Nazionale ai dilemmi della diplomazia mondiale, alla migliore ricetta per uscire dalla crisi. Si è passati dal concetto di democrazia per cui ognuno può esprimersi/dire quel che pensa (sacrosanto) all’idea che l’opinione più diffusa sia quella più corretta “a sentimento”. Non partirò col pippone, ma linko di seguito due articoli interessanti sul tema: l’ultrademocrazia secondo Repubblica e il movimentismo secondo Luca Ricolfi.

Inizialmente volevo scrivere un posto titolato “Pop Culture” per riprendere il peggio della rete e dell’informazione italiana,

Schermata 02-2456714 alle 22.29.11qualcosa come il Facebook di Paola Taverna o le contorsioni a cui è costretto Travaglio per difendere l’amico Grillo o il proprio furore giustizialista (indagato? CONDANNATO!), dimenticandosi poi, forse per caso (sì, come no), che proprio Grillo è condannato in primo grado per aver violato i sigilli della Procura nella baita No-Tav. Condanna stupida forse, niente da dire, ma pur sempre una condanna; quindi, mio caro giustizialista, come la mettiamo? Comunque, io Travaglio lo leggo sempre come studio personale: è un ottimo esempio di giornalismo schierato. Ora, Pop Culture sarebbe stato anche un tema interessante, ma L’Espresso già regala le perle della settimana, quindi perché mettermi in concorrenza?

Così ho deciso di parlare del film AgoraAgora è una pellicola eccezionalmente intelligente ma tristemente sottovalutata. A farla breve è la storia di Ipazia, filosofa vissuta nell’Alessandria d’Egitto del V secolo dopo Cristo. A farla più complessa è la storia di come i cristiani, non più perseguitati dai tempi di Costantino, assunsero il potere scacciando l’antica classe dirigente – romana, pagana, laica – e insediandosi ai vertici sull’onda dell’ideologia e del fanatismo. Attenzione: questa non è una critica alla Chiesa delle origini (che di critiche ne può certo ricevere, ma non è il luogo né l’argomento dell’articolo). Il film è eccezionale perché mostra la graduale presa di potere non solo politico, ma spirituale e culturale, su una città intellettualmente viva e vivace com’era Alessandria all’epoca in cui Ipazia rappresenta l’antico ordine, corrotto e decadente, certamente, ma popolato di filosofia ellenistica, libri e cultura, e i Cristiani sono il nuovo, la rivolta dei sottomessi, il cambio radicale della società, il vento di purificazione in un mondo marcio e in declino.

Il nuovo è Grillo? O forse Renzi? Nella nostra piccola realtà provinciale la risposta è sì. Ma ad allargare l’orizzonte, oltre il giardinetto della nostra cultura, della nostra bella e decadente società, un vento materialista, anti-individualista, popolato d’ignoranza, sentito dire e tanto trash, sta spazzando tutto quello che l’Occidente ha rappresentato finora, che sia libertà, benessere o semplicemente protezione e difesa dell’individuo e dei suoi diritti.

Cominciamo a pensarci in vista delle Europee. Le elezioni comunitarie sono sempre state considerate, qui in Italia, il parcheggio dei politici sbandati sul territorio nazionale, la creazione/stabilizzazione dei feudi elettorali e una breve conta di consenso sul territorio. Dell’Europa non frega nulla a nessuno, parliamoci chiaro. Sì, forse alle élite o ai pochi informati, ma di base nessuno si cura del continente. C’è più Europa ed europeismo in Ryan Air e negli Erasmus (dedicati a una piccola percentuale della già piccola percentuale degli universitari) che a Bruxelles, quindi ragioniamoci su: come portare l’Europa, per davvero, non a chiacchiere, agli italiani? Almeno prima che il vento del cambiamento ci trasformi nell’Alessandria di Ipazia.

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