Con Cuperlo tramonta (finalmente) un’idea di sinistra italiana

Alessio Mazzucco

Non si può parlare di Congresso e non leggere i documenti. Così, con pazienza, ho abbandonato i fratelli Karamazov ai loro problemi esistenziali e la signora delle camelie ai suoi amori per dedicarmi all’Italia che è stata e all’Italia che si immagina per il futuro.

Cuperlo è il primo. Ed è imbarazzante. Ora, mi va bene tutto, metto tanta pazienza e passione (perché no?) nel tempo che dedico alla politica, ma una domanda mi sorge spontanea: ci prendete per il culo? A parte una scrittura che neanche un ragazzino di quarta liceo, ma Gianni, ti pare il modo di presentare un documento a un congresso? Credi davvero di rivolgerti a masse belanti di adoratori? Se uno di noi presentasse mai un foglio come il tuo a una discussione di laurea, a una rivista per una pubblicazione, o in qualsiasi altro contesto, sarebbe bocciato, espulso, rimandato a data da destinarsi. La forma non sarà fondamentale, ma riveste quel minimo d’importanza che si dà agli interlocutori, ai lettori, a quei poveri dannati che si leggono un documento per capire le posizioni dei candidati. E parlo solo dell’aspetto: se si entrasse nel merito dello stile di scrittura, staremmo qui sino a domani. Consiglio: pagati un ghost-writer.

Lo stile è importante, ma non è tutto: passiamo ai contenuti. Tra le righe di una retorica pesante e di una cantilena di ripetizioni (repetita iuvant?) penso di aver colto qualche punto, più o meno interessante, che ridurrei a: ragionamento sul partito, l’Europa, il lavoro, il rilancio del Paese, il Mediterraneo.

Non ho capito bene che partito immagina, a parte radicato sul territorio (vecchio refrain) e non renziano. Il resto mi sfugge. È chiaro sulla questione Sud e Mediterraneo, dell’importanza strategica che l’Italia potrebbe assumere con una politica capace (sono d’accordissimo), della necessità di riprendere il Sud come punto di partenza per la nuova crescita. Non ho capito la posizione sul federalismo: a pagina 6 afferma l’aumento dei costi di un federalismo raffazzonato (all’italiana per intenderci) e la necessità dell’istituzione di un Senato delle Regioni e delle Autonomie. Mi trova d’accordo. A pagina 11 ci regala la perla che il Titolo V va modificato: dove, come e in che tempi non è dato sapersi.

Sul rilancio del Paese e dell’occupazione scrive belle parole. Pagina 9: «Per avviare una stagione di benessere e occupazione bisogna investire sulla democrazia e sulle persone, e a partire da qui realizzare un patto tra lavoro, imprese tradizionali, della creatività, del no-profit, saperi basato su alcune direttrici chiare: piano straordinario per l’occupazione, qualificazione della spesa pubblica, riforma del carico fiscale, liberalizzazioni dei mercati, politiche pubbliche espansive e anticicliche, sostegno all’innovazione, lotta alla povertà e all’esclusione sociale.». E quindi? Non che andando avanti i dubbi vengano risolti, le linee direttrici spiegate. No. La parola d’ordine è barocchismo e vacuità e Cuperlo la segue senza esitare. Cosa significa politiche pubbliche anticicliche? Con quali risorse (nel senso di quante, da dove, di che tipo)? Puntando su cosa? Lotta alla povertà e all’esclusione sociale: chi non lo farebbe? Anche qui: come, quando, con che modalità? Applaudo al sostegno al mondo no-profit: finalmente qualcuno ne parla chiaramente. Molto del documento rimanda a una destra dannosa (concordo), a un’ortodossia liberista nei cui binari è obbligatorio muoversi (???) e alla necessità di ripensare un Paese sulla base della dignità, innovazione, crescita. Insomma, a tante parole.

Arrivo rapidamente al motivo del titolo dell’articolo. Cuperlo rappresenta la sconfitta di un modo d’intendere la politica, di fare politica. Il povero Gianni è l’agnello sacrificale di una sinistra che non ha voluto (o potuto) rinnovarsi per davvero, il suo documento è perfetto per un’assemblea d’Istituto per il liceo, un po’ meno per governare un Paese. Con lui finalmente tramonta un’idea di sinistra, incapace non solo di rinnovarsi, ma di dare risposte concrete, di ascoltare per davvero e puntare la barra in una direzione precisa. Affidereste il Paese e le sue immense risorse a chi vuole più o meno vagamente investire su una nuova idea di futuro? Che significa? Di cosa stiamo parlando? Il mondo cambia, è cambiato, muta troppo rapidamente per stare al passo, e noi non possiamo più permetterci vacuità. Non basta dirsi di sinistra per esserlo: PD, punta su opportunità, uguaglianza, merito e partecipazione, ma ti prego, fallo in modo concreto.

Un breve post-scriptum. Io esalto i ragionamenti astratti: senza la teorizzazione l’azione concreta è miope, così come senza l’azione concreta la teoria è arida. Ma in queste pagine non si ha neanche il piacere di una lettura interessante, vivace, sentita e pensata.

1 Commento

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Una risposta a “Con Cuperlo tramonta (finalmente) un’idea di sinistra italiana

  1. AleVig

    Cmq secondo me…Renzi lo inculano…Scusa il francesismo…Vade retro cuperlo…

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