Cultura, culturame, politica

Alessio Mazzucco

Rendiamoci conto che il Paese uscirà devastato da questa crisi. Uscirà devastato il sistema produttivo, il tessuto industriale, il rapporto tra cittadini e istituzioni, la società nel suo significato più ampio. Uscirà devastata una politica incapace di risposte, chiusa nei suoi palazzi, lontana e irriformabile, e dietro il ventennio perso di questa nostra Italia non resteranno che macerie fumanti, una lunga scia annerita di cadaveri, e noi li nomineremo uno a uno e li chiameremo per nome: cultura, solidarietà sociale, bellezza, speranza, opportunità.

Una nuova cultura permea la società: il pressapochismo, il semplicismo, figli bastardi della demagogia spiccia, dell’erosione delle basi intellettuali, e l’ideologia povera della mancanza d’ideologie contro il pensiero dominante di un bipolarismo svuotato di significato. Cosa ci è rimasto? La confusione dei concetti, la perdita di significato delle parole, l’incoscienza e la povertà dei pensieri. Davanti a un Grillo che evoca la morte della destra e della sinistra si contrappone un concetto di “destra” e “sinistra” privo di significato, perso nella ridefinizione di se stesso lontano dal cambiamento che ha investito il mondo e la nostra epoca.

Possiamo puntare il dito contro qualcuno, e non solamente contro la classe dirigente politica degli ultimi vent’anni: la loro realtà è tanto imbarazzante da far sorgere sentimenti di pietà, non tanto d’odio, nei confronti di tutti quei politicanti, politichetti, intellettualini spicci che hanno retto le sorti del nostro Paese. Ovviamente molti sono esclusi, non si può far di tutta l’erba un fascio, né puntare il dito contro una categoria senza i dovuti distinguo, ma contro una categoria in quanto gruppo che nel suo insieme ha trascinato l’Italia nel pantano culturale in cui ci troviamo. Perché guardate, la crisi economica ha investito tutti i Paesi Occidentali, e se noi non ne usciamo non va cercata la colpa solo fuori di noi – nella Germania merkeliana, nella Bce teutonizzata o nella finanza sclerotica – ma in noi elettori, cittadini, noi che abbiamo taciuto di fronte allo scempio che questa politica ha fatto della nostra vita, nella cultura devastata che permea la nostra società e i nostri pensieri.

Puntiamo il dito anche contro i giornali e i giornalisti, senza mai generalizzare, ovvio, salvando e applaudendo sempre molti singoli professionisti, ma criticando e giudicando lo spaventoso inciucio che ha unito i watch-dog del potere e i potenti, i giornalisti passati alla politica, e viceversa, in un tran-tran continuo, avanti e indietro, nella rete paludosa che avvolge e tiene insieme ogni cosa, le editorie, le penne e i partiti.

Puntiamo il dito contro quegli intellettuali incapaci di ridare linfa vitale a una cultura impoverita e mediatizzata, aridi tra gli aridi, silenti di fronte alle sfide mondiali, al cambiamento, alla grande trasformazione dei nostri tempi. Puntiamo il dito contro un Paese che non lascia parlare chi avrebbe qualcosa da dire, che lo zittisce con le urla, o nel silenzio, o nell’isolamento, o che non sostiene il proprio tessuto culturale.

Girate per le strade, parlate con le persone: credete davvero che a loro interessino le strutture del partito, o le idee, sempre le solite, sempre uguali, mai rinnovate, che circolano di bocca in bocca, di blog in blog, senza un’elaborazione nuova, una capacità reale di comunicare intenti o vere speranze? Non è populismo spiccio. Dico solamente: guardiamoci. Guardiamoci bene e chiediamoci, una volta soltanto, solo una, quali siano le necessità di chi ci vive attorno, quali siano i bisogni inespressi, da dove venga la rabbia repressa, la frustrazione che tutto imbruttisce e rende cupo.

Destra, sinistra, politica, partiti, primarie,….: parole fondamentali. Fondamentali. Ma inutili se il primo passo della ricerca è domandarsi cosa significhino senza chiedersi che mondo si vuole un domani, di qui a vent’anni. Perché guardate: questo è il primo passo. Far politica nel senso nobile del termine è plasmare la realtà inseguendo idee, ma se le idee mancano quel che ci ritroviamo restano e resteranno sempre parole vuote, e le idee saranno vecchie e stanche e il culturame di questi vent’anni avrà vinto appiattendoci tutti quanti a una scura e densa melassa di mediocrità.

1 Commento

Archiviato in Discutendo

Una risposta a “Cultura, culturame, politica

  1. Pingback: Cultura, culturame, politica | Democratici a Progetto

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...