La seconda Repubblica muore in un filmato

Alessio Mazzucco e Nicolò Calabro

Potrebbe essere, ma non è un post su Berlusconi. O meglio, parla di Berlusconi, ma di sfuggita, en passant, sfiorando appena quel filmato triste, ultimo barlume di un anziano politico alla fine della sua carriera. Nella solitudine dell’ex-animale politico, la grinta di un tempo sfumata, le frasi riciclate di un ventennio politico terminato nelle condanne alle cronache degli ultimi mesi, ho visto la Seconda Repubblica gettare il suo ultimo, malinconico, canto del cigno.

E dei giornalisti e degli analisti indaffarati a tentare una spiegazione delle pose, a trovare un significato alle parole e alle frasi usate, degli esperti intenti a criticare gli errori grossolani di comunicazione dell’uomo che fino a sei mesi fa metteva in difficoltà i suoi acerrimi nemici Santoro e Travaglio nella tana del Servizio Pubblico, non è rimasto che il vuoto di una storia ormai conclusa che batte ancora gli ultimi rintocchi prima del tramonto. Ho visto chi ha incatenato alla sua vita il destino del nostro Paese trasformarsi nella caricatura di se stesso, il declino lento e inesorabile di chi tenta fino all’ultimo di salvarsi, privato della dignità nel gridare ancora Forza Italia e di lucidità per un’analisi politica di cui il nostro Paese ha bisogno.

Esperti, politologi, osservatori attenti della nostra classe politica, dove siete? Che dite? Tentate ancora di commentare con serietà dieci minuti di video utili solo a capire per quanto ancora sopravvivrà il Governo, tentate ancora di dare una spiegazione a ciò che non è spiegabile, né traducibile nel normale senso comune della politica.

La Seconda Repubblica muore in un video e muore un sistema incancrenito da vent’anni di dibattiti vuoti e politica inesistente. Muore perché, di fronte alla grandezza dei cambiamenti mondiali, alla globalizzazione galoppante dell’economia e della politica, alla trasformazione inedita del mondo a cui assistiamo impotenti, commentare un anziano signore che spara le sue ultime cartucce occupa gli onori delle cronache. Muore perché di vent’anni di riforme mancate, del declino sociale ed economico, dell’imbarbarimento della cultura, dello stupro del senso civico, non resta che la nave Concordia e qualche grillo per la testa, delle promesse epocali e delle campagne roboanti rimangono scelte politiche sbagliate, un continente a pezzi, un futuro incerto. Muore perché, con la fine politica di un uomo, un’intera classe politica si ritroverà senza nemico giurato, o senza deus ex machina, e le tifoserie smetteranno i loro cori e guarderanno stupefatti lo sfacelo lasciatosi alle spalle, e saranno troppo roche per far sentire, ora che serve, la propria voce.

Chiudiamo il capitolo. È ora di guardare avanti, non voltarsi più indietro, e cambiare per far fronte a quel che ci attende.

 Forse è questo quello che ci spaventa di più…pensateci!

Fare quel piccolo passo per andare avanti e lasciarci indietro, per sempre, quello che abbiamo sempre visto e ri-conosciuto quotidianamente.

Quasi Nessuno di noi riesce a immaginarsi una scena politica senza Berlusconi. Può sembrare banale, detto e ridetto tantissime volte nei talk show televisivi, ma è veramente così. Abbiamo passato 20 anni avendo Lui come punto di riferimento, nel bene e nel male. E la grande sfida che hanno davanti i politici italiani, di entrambi gli schieramenti, è proprio questa: cominciare a ragionare finalmente fuori dagli schemi che hanno caratterizzato questa fase, offire ai cittadini italiani un’idea complessiva di paese alternativa a tutto quello che abbiamo visto fino ad ora. Un ‘idea che non può limitarsi ad essere “Imu si, Imu no”, ma deve abbracciare le grandi questioni del cambiamento epocale che stiamo vivendo.

I politici, certo, hanno questa responsabilità, ma anche tu che leggi queste poche righe sarai partecipe di quello che succederà. La seconda repubblica è morta, tu sei pronto per la Terza?

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