Libertà e coscienza

Alessio Mazzucco

A seguito del suicidio assistito di Lucio Magri in una clinica svizzera, ho trovato un articolo interessante di botta e risposta tra Travaglio e Flores d’Arcais su Il Fatto Quotidiano. L’ho postato sulla mia pagina facebook e si è sviluppato un secondo dibattito con un amico. Posto di seguito la mia risposta, sperando che la discussione non si fermi alla mia bacheca! (Naturalmente quello che leggerete di seguito è solo un commento, non un articolo completo, quindi sono solo, a mio avviso, spunti di riflessione)

“Prima di parlarne nelle sedi legislative trovo opportuno parlare in ambito sociale per creare dibattito tra i cittadini. E’ più sano che altro. Per quanto riguarda il tema specifico, non lo considererei semplice. Personalmente, mi sento liberale nel dire che la persona appartiene solo a se stessa, sue sono le scelte e sua la libertà. Di per sé, infatti, non condanno il suicidio. Se uno vuole togliersi la vita è OVVIO che cercherei di dissuaderlo, ma una volta compiuto l’atto non mi permetterei mai di criticarlo per nessuna ragione (nessuna!!!), qualunque essa sia, che ci sia o no. Di per sé, la tematica che Travaglio mette in luce è un’altra. Lui non scrive che il suicidio è sbagliato in quanto tale. Certo, se uno può evitarlo è meglio, ma ognuno è libero di far quel che crede. Il problema è l’intervento dello Stato (nella figura del legislatore) e del medico come terza persona. Il suicidio assistito sarebbe legalizzare il fatto che, su richiesta personale, un uomo tolga la vita ad un altro uomo. Questo mi lascia perplesso. Non mi addentrerei nel giuramento di Ippocrate dei medici (vedi articolo di Travaglio) più che altro perché credo più alla coscienza delle persone e alla loro capacità di giudizio che ad un giuramento pronunciato ad alta voce.

Un’ultima domanda che ci possiamo porre è: legalizzare il suicidio assistito non è una sorta di arresa dello Stato per non essere stato in grado di creare una società nella quale ogni persona possa trovarsi a proprio agio senza essere spinta a togliersi la vita? Potrebbe essere un punto di discussione. A questo punto, forse, si potrebbe legalizzare il veleno utilizzato, così che ognuno possa togliersi la vita fai-da-te, perché no?

Un ultimo pensiero. Il suicidio è una scelta estrema perché mette in gioco tutto l’essere della persona. E’ giusto, quindi, gettar via la propria responsabilità nell’atto per affidarla ad un altro? Se uno vuole tagliarsi le vene ai polsi perché deve chiedere ad un amico di farlo al posto suo?

La libertà è personale e il mio io mi appartiene. Proprio per questo, IO sono responsabile del mio corpo e della mia coscienza. A libertà equivale responsabilità. Non rinuncerei mai alla prima, a costo del peso che comporta la seconda. E questi sono solo pensieri. Ripeto, il tema mi lascia perplesso. E un’ultima cosa: non confondiamo suicidio assistito con eutanasia e testamento biologico. Sono argomenti ben distinti.”

1 Commento

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Una risposta a “Libertà e coscienza

  1. il tema è difficile. tocca molti punti sensibili per ognuno di noi e per la società tutta.
    mi pare però di intravedere un errore di fondo nella tua lettura del suicidio assistito: in nessun caso chiunque altro vi sia coinvolto può compiere il gesto ultimo (non a caso, a quanto leggo, nella clinica svizzera di Magri il tasto che fa partire le iniezioni dev’essere premuto dal paziente!). Non dovrebbe mai essere qualcuno altro a farlo. Giustamente, dici che c’è differenza con l’eutanasia.

    Detto questo, mi è difficile pronunciarmi, perchè sono assolutamente convinto che debba essere lasciata la maggiore libertà personale a ciascuno. Anche quella di togliersi la vita, anche i modi “assistiti” e “addolciciti”. Ma il problema di questi modi è vastissimo….

    Meriterebbe una grande discussione anche la tua domanda sul “fallimento” dello Stato nel legalizzare tale pratica e riconoscere di aver prodotto una società problematica. Non a caso nella DDR i tassi di suicidio erano altissimi…

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