La politica è rimasta a guardare

Alessio Mazzucco

Come titolano i giornali di oggi, è in arrivo una botta da 24 miliardi di euro. Oggi era il giorno della rivelazione, e stamattina blog e giornali fanno sfilare sotto i nostri occhi le cifre e i dettagli della manovra d’emergenza che dovrebbe salvare l’Italia e l’Europa dalla catastrofe.

Il mondo politico, per ora, resta a guardare. Consapevoli del proprio fallimento, di vent’anni di riforme mancate e del baratro lungo il quale ci hanno condotti in tempo di crisi, i partiti aspettano, lasciano che sia il tecnico ad andare avanti, magari buttano lì sul piatto qualche slogan giusto per dire “siamo ancora qui, siamo vivi!”. Patetici. Vi consiglio di fare un giro sui siti dei partiti principali. Da Sel al Pdl, tutti in fila, a trattenere il fiato aspettando che passi la mareggiata. Già, perché dopo questa manovra chi raccoglierà i pezzi in cui si è disgregata la società per proporre un nuovo programma di riforme politiche? Chi andrà dai contribuenti su cui ricadrà ancora il prelievo a domandare ancora il voto? Le perplessità spuntano ovunque, da Alesina e Giavazzi che commentano con un secco “Caro presidente no, così non va” sul Corriere a Vittorio Feltri e Linkiesta.it che sottolineano come la manovra ricada su chi le tasse le ha sempre pagate. E se ne potrebbero citare altri. Come dargli torto?

Ma del resto, come criticare Monti? Abbiamo perso talmente tanto e per troppo tempo l’idea di cosa stesse accadendo all’Italia inseguendo barzellette e figuracce, che forse non ci rendiamo davvero conto della situazione in cui siamo. Da qualche parte i soldi devono saltar fuori per fronteggiare un debito mostruoso. I partiti lo sanno e per questo tacciono: sanno che qualcuno doveva sacrificarsi per rimettere in sesto la situazione, sanno che c’è poco da fare al livello critico in cui eravamo giunti. Le proposte quindi languono, e con loro lo spirito d’iniziativa di una casta disorientata dalla fine dell’avventura del Berlusconismo, incapace ancora di rimettersi in marcia verso nuovi orizzonti.

E la società che dice? Trattiene il fiato o forse è semplicemente disorientata? Il sistema-mondo cambia, l’Europa perde pezzi e credibilità, indignati scendono in piazza in tutti i paesi occidentali e occidentalizzati domandando perché siamo noi a dover pagare gli errori e le miopie di altri. Bloccati dall’inutile dibattito sul tecnico sì/tecnico no ci siamo persi le violenze della polizia americana, la cacciata del movimento Occupy dalle principali città statunitensi, le manifestazioni anti-Monti e anti-banche che uniscono le frange estremista della sinistra extra-parlamentare e della destra Ezra-Poundiana (Napoli, 28 novembre).

La politica dovrebbe farsi portatore di interesse, lettrice delle dinamiche sociali ed economiche che investono il Paese, dovrebbe proporre il futuro e la direzione in cui volgere il cambiamento. Al momento, è proprio la politica la grande assente dalla scena.

1 Commento

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Una risposta a “La politica è rimasta a guardare

  1. concordo in pieno con il tuo commento: la nostra politica si è rivelata, per l’ennesima volta, inerme. Non ha letto i cambiamenti, non è stata in grado di assorbirli, interiorizzarli e farsi portatrice di nuove proposte (vedasi l’origine del berlusconismo).
    Ovvio che anche ora ne resti bloccata. Ovvio che si aprano spazi per altre inziative (“Occupy” ne è un esempio, seguita dagli indignati), le quali non sempre sono migliori (vedi la Spagna). Ovvio che ora si debbano affidare al tecnico….
    La cosa è grave soprattutto per quei partiti che erano nati per farsi portatori di grandi istanze sociali: PD e PDL (? se sopravviverà…)

    Speriamo qualcuno gli faccia rialzare presto lo sguardo, altrimenti è molto difficile che questa Italia possa fare qualche passo avanti

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