Ancora sull’evasione: commenti

 

Francesco Saverio Salonia

Premettiamo che il prezzo di mercato di un bene o servizio è un concetto assai sfuggente in concreto. Il medico di base ti fa pagare la visita medica 30 Euro. Dentro questo prezzo cosa c’è? I costi complessivi che il medico deve sostenere per svolgere la visita, più una quota d’ammortamento dei costi fissi (studio medico, apparecchiature etc…) più un mark-up che è quello che gli garantisce la “giusta remunerazione” del suo capitale, che è un capitale umano accumulatosi dopo anni di studio e pratica della professione. Non solo, temo. Credo che ci sia già una quota di tasse sul suo reddito che egli scarica sui suoi utenti, quanta? La valutazione è quasi impossibile. Ma lasciamo perdere almeno per ora. Ipotizziamo che il mondo inizi adesso e che sia un mondo senza tasse.

Se queste vengono introdotte, il medico può rispondere con un aumento arbitrario dei prezzi esattamente pari all’ammontare della nuova tassa, e quindi la prestazione medica me la offre a 40.  Ma se quel 40 comprende già le tasse introdotte adesso, alla fine della fiera nelle sue tasche entrerà esattamente lo stesso profitto di prima. A queste condizioni è poco probabile la domanda 40 con fattura o 30 senza, perché lui è del tutto indifferente tra la prima e la seconda opzione.  La domanda sensata diventa 40 con fattura o 32 senza? Se rispondere fattura alla prima domanda avrebbe comportato l’acquisto del bene al “prezzo di mercato” (ammesso e non concesso che questa grandezza sia identificabile) e conseguentemente il pagamento da parte mia di tutte le nuove tasse del medico, rispondere niente fattura alla seconda domanda comporta qualcosa di ancora diverso.

Noi pagheremmo il bene ad un prezzo maggiorato rispetto a quello di mercato e quel surplus di 2 unità diventerebbe di fatto una tassa calmierata che staremmo pagando non allo stato, bensì al medico stesso. Non possiamo neanche essere troppo ottimisti nel credere che là fuori da qualche parte ci sia un medico/agente razionale (dato che siamo nell’ambito della riflessione sugli incentivi duri e puri) che ti offra 30 con fattura, perché è vero che attirerà qualche cliente in più, forse, ma il peso fiscale che dovrà sostenere su ognuno di loro difficilmente gli permetterà un bilancio positivo. Certo, proporre 30 senza fattura, anche se equivalente per ogni singola prestazione a 40 con fattura, comporterebbe un’attrattiva maggiore per i clienti, tuttavia nei casi dei liberi professionisti sappiamo come le dinamiche interne agli ordini promuovano comportamenti collusori sui prezzi.

Io abbraccio del tutto la logica secondo la quale se un cittadino già paga le tasse che gli spettano, non vedo perché dovrebbe pagare le tasse altrui, anche se questo significa che le tasse altrui non le pagherà nessuno. Credo che si possa scegliere di aderire ad una posizione del genere senza essere additati come delinquenti. Quello che sottolineo è l’importanza di conoscere le conseguenze delle proprie azioni. Quando non si sceglie la fattura, si rifiuta di pagare una parte grossa delle tasse altrui allo stato, accettando in cambio di pagare una parte piccola di queste tasse a colui che comunque non le pagherà allo stato. Questo è il vero trade-off a mio avviso.

A volte, molte volte, è ancora peggio di così, perché al bar scontrino o sconto non te lo chiedono affatto e dubito che applichino prezzi più bassi perché prevedono che emetteranno meno scontrini del dovuto, traslando un po’ di tasse evitate in sconticini per gli avventori. Dunque bisogna essere almeno consapevoli che per ogni birra senza scontrino stai pagando tutte le tasse che il barista dovrebbe allo stato, solo che le stai pagando al barista stesso. Ciò non toglie che qualcuno possa scegliere di non iniziare un’ infervorata lotta alla richiesta dello scontrino o una selvaggia campagna di segnalazione alla finanza, perché è legittimo credere, come credo anche io, che un asfissiante controllo sociale non sia uno strumento efficace nel lungo periodo. Tuttavia bisogna sapere perfettamente quanto consegue dal nostro comportamento.

(Ho scelto di pubblicare questo commento al precedente articolo di Alberto come un pezzo a parte, perché si è sviluppato molto nel corso della stesura. Stiamo naturalmente seguitando nel solco di un’analisi assolutamente qualitativa, con esempi che lasciano il tempo che trovano. Nonostante ciò qualche spunto penso ci sia.)

1 Commento

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Una risposta a “Ancora sull’evasione: commenti

  1. Andrea

    Data la discussione accesissima sul tema, lasciare un commento sui temi sollevati mi sembra doveroso.
    Sono molto d’accordo sul problema che Alberto sollevava nel suo articolo (la condizione di scegliere in un contesto già distorto) e sono altrettanto convinto che, nell’esempio riportato nel lungo commento di Francesco, le due unità aggiuntive il cittadino è costretto a pagare siano di fatto un trasferimento direttamente nelle tasche del professionista.
    Secondo me potrebbero essere definite come il costo che il consumatore accetta di pagare pur di ottenere il bene ad un prezzo più basso.
    In questo contesto comunque la cosa più rilevante credo che sia che finché ci sarà la possibilità di scegliere se pagare tutte le tasse o solo una piccola parte, indifferentemente rispetto a chi sia il beneficiario ultimo (lo Stato o il privato evasore), il consumatore preferirà sempre chiudere un occhio e trarre il suo piccolo, immediato beneficio.
    La soluzione ad un evasione che si basa anche sulla collusione tra le parti coinvolte può essere frenata soprattutto con dei meccanismi, non solo sui sistemi di pagamento ma anche sul lato degli incentivi (per esempio si potrebbe rendere la tassa in parte deducibile in modo che il consumatore sia incentivato a richiedere la fattura), che impediscano alle parti di trarre un mutuo beneficio sull’evasione di una delle due.

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