Ancora sull’evasione

Alberto Grillo

La tesi di Francesco, condivisa da Alessio, per come l’ho capita io è la seguente: è importante quando si parla di evasione fiscale considerare anche tutti quei comportamenti che, pur non configurandosi come effettivi atti di evasione, alimentano il fenomeno in una misura di gran lunga maggiore di quanto la stessa sia percepita dall’opinione pubblica. Ritengo la proposizione vera ma non condivido la conseguenza di vedere come soluzione al problema la massima “chiedi sempre lo scontrino al bar!”. E contribuirò alla discussione esprimendo una posizione diversa, basata sull’idea che non ha senso concentrarsi sulla decisione del cliente di chiedere o meno la fattura perché il contesto in cui il cliente deve prendere tale decisione è distorto. Bisognerebbe invece concentrarsi su come evitare che il cliente debba prendere una simile decisione.

Se le tasse sono ufficialmente pagate dalle imprese che vendono beni e servizi, sappiamo che l’effettivo peso ricade sul consumatore e/o sull’impresa in un rapporto che dipende dall’elasticità della domanda al prezzo. Se viene introdotta una tassa su un bene o servizio la cui domanda è rigida (esempio famoso, la benzina), sarà il consumatore a pagare effettivamente, perché l’impresa non dovrà fare altro che aumentare il prezzo dello stesso ammontare della tassa, contando sul fatto che la domanda non diminuirà. Se invece la domanda è molto elastica sarà l’impresa a dover farsi carico della tassa, poiché ogni tentativo di aumento dei prezzi si scontrerà con un calo della domanda. Fatto il dovuto ripasso, è ovvio che l’evasione sarà tanto più attraente per le imprese che operano in settori in cui la domanda è molto elastica. E per arrivare al nocciolo della questione farò un esempio. Consideriamo Mister X che vende il bene o servizio x (pensate a ciò che volete: un massaggio con mirabolanti tecniche di origine orientale, una consulenza legale, l’asportazione di un dente del giudizio, ma anche un paio di pantaloni). Supponiamo che data la domanda particolarmente elastica, Mister X riesca a scaricare sul consumatore solo il 20% di un’eventuale tassa. Pensiamo ad una tassa di 100 euro e mettiamoci nei panni del cliente che dopo aver ricevuto il bene o servizio da Mister x si sente dire “sono 400 euro con fattura o 300 euro senza”. Se il prezzo medio di mercato senza tassa è effettivamente 300 euro, il cliente si aspetterebbe dopo l’applicazione della tassa di trovare un prezzo più o meno pari a 320 euro. Vorrebbe sentirsi dire “Sono 320 euro, ecco la fattura” e invece viene interrogato: “300 o 400?” Che fare?

Dovrebbe pensare:“ Pago 400 euro, perché le tasse si pagano e la prossima volta vado da un altro che mi farà pagare 320 euro, così nel medio periodo la concorrenza si mangerà quel furbacchione di Mister X, che voleva evadere. Magari ci metto un po’ a trovarlo quest’altro, perché i primi 5 che vado a trovare mi fanno la stessa domanda, e io pago ogni volta i 400 euro. E poi mi deve anche andar bene che, quando lo trovo, lo trovo bravo come quello che era molto bravo ma mi faceva quella maledetta domanda sulla fattura. E se non è bravo giro ancora, tanto ho tempo e costi di trasporto piuttosto bassi. E poi sono convinto che anche tutti gli altri clienti di Mister X faranno come me, così effettivamente un domani verrà mangiato dalla concorrenza. Andrà così.” Certo, caro cliente, supponiamo anche che vada così: ma tu, esattamente, che cosa hai fatto pagando 400 euro a lui e a tutti gli altri che sei andato a trovare? Hai fatto il bravo cittadino e gli hai fatto pagare le tasse? Assolutamente no. Gli hai pagato le tasse, che è diverso. Perché pagando i 400 euro, le sue tasse le hai pagate tutte tu, non è che gliele hai fatte pagare. Con l’idea che il tuo “sacrificio”, se unito a quello di altri, possa evitare in futuro di sentirsi fare la domanda.

La volta in cui mi è capitato di dover pagare le tasse, quando ho comprato un motorino usato e dovevo dichiarare quanto l’avevo pagato, le ho pagate tutte. A malincuore, perché mi hanno chiesto un sacco di soldi. Ma con l’idea che lo stato e la società necessitano per andare avanti del contributo di tutti, ognuno per la sua parte. E già questo, di fronte ad un sistema che ti chiede tanto e ti dà poco, è a volte difficile da digerire. L’idea che qualcuno non paghi le tasse non riesce proprio a farmi venire voglia di pagarle io per lui, al massimo potrebbe farmi pensare che non ha senso che io paghi credendo nel valore della comunità se parte della comunità non fa altrettanto.

La domanda “300 o 400 con fattura?” è una domanda che non va fatta, perché costringe a scegliere in un contesto già distorto, in cui devi necessariamente scegliere se pagare più o meno dell’ipotetico prezzo di mercato. E nei fatti chiede a te (che magari paghi le tue) di pagare le tasse di altri che non le vogliono pagare. E che almeno nel breve periodo (sempre che nel medio, siccome hanno fatto tutti come il nostro cliente, Mister X abbia dovuto cambiare approccio) continueranno a non pagarle. Mi sembra come dire che bisogna aumentare le tasse perché la troppa evasione non permette di raggiungere un determinato gettito. Il risultato è che paga di più chi già prima pagava.

La prossima volta che mi chiederanno: “300 o 400?” (chiedendomi dunque: “Vuoi che paghi le tasse? Bene, pagamele tu!”) io non avrò dubbi: 300 (intendendo: “Col cazzo! Le tue tasse se vuoi te le paghi tu! Io mi pago le mie e non mi sento in colpa se mi fai guadagnare 20 euro.”). Pagare le tasse è un atto di rispetto verso la propria società, di condivisione dei valori di appartenenza. Ma il mio rispetto verso la società si misura esclusivamente su quanto pago delle tasse che spettano a me pagare. Non mi si può chiedere di mostrare rispetto pagando le tasse di chi non vuole mostrarlo. Credo che la lotta all’evasione vada fatta con una giusta combinazione di minori tasse, maggiori controlli e maggiore investimento nella scuola e nell’educazione civica. Non predicando di chiedere sempre la fattura. E’ eccessivo richiedere di aver un tale senso dello stato da farsi carico di chi di fronte alle parole senso dello stato si fa spesso quattro risate.

 

(Piccola nota di fondo: L’esempio è sicuramente approssimativo, una buona analisi microeconomica dovrebbe considerare curve di domanda, costi e quantità oltre ai prezzi, per poter comparare i due equilibri. Ho ritenuto sufficiente dare l’intuizione. Inoltre è volutamente esagerato. Ovviamente chiedere lo scontrino al bar non implica ciò che ho scritto sopra, anche se in altre situazioni lo sconto che ti propongono è così elevato da far pensare che la situazione sia proprio quella da me descritta. Infine, per onestà intellettuale, ammetto di aver dato, più di una volta, ripetizioni di matematica, tutte rigorosamente in nero!)

2 commenti

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2 risposte a “Ancora sull’evasione

  1. Commento anche e soprattutto per chiarificare ulteriormente il mio pensiero. Lungi da me il diffondere e sostenere la massima “chiedi sempre lo scontrino così abbatti l’evasione” oppure “chi non chiede lo scontrino è un criminale”. Il pagamento delle tasse è riconducibile ad uno dei più antichi dilemmi in tema di economia e modellizabile abbastanza bene con un bel Public Good Game, in cui come ben sappiamo agenti razionali non pagano pur sperando che gli altri lo facciano. L’unico modo di raggiungere esiti Pareto Efficienti in situazioni del genere è ipotizzare che gli individui abbiano una componente molto forte nella propria funzione di utilità, legata alla soddisfazione del compiere un gesto che di per se stesso alimenta il benessere collettivo. Questa componente è la mitologica “coscienza sociale” o “cultura della legalità” di cui si sente spesso parlare, che a quanto pare in Italia scarseggia. Stiamo parlando a mio avviso dell’Ethos del nostro popolo, ossia di una componente che si determina storicamente e che evolve e si modifica lentissimamente, attraverso non mesi, non anni, non decenni, ma generazioni e generazioni. Si può agire in questo senso solo ed esclusivamente attraverso i canali dell’educazione, intesa nel senso più lato possibile (scolastica e non). Su questo punto mi pare che siamo d’accordo. In mancanza di questo “senso sociale”, nel breve periodo di può solamente agire per incentivi e anche qui siamo d’accordo. Alcuni credono che debbano essere introdotte misure che generino un clima di controllo sociale esteso, per cui ci si denuncia tra vicini, si espongono adesivi che certificano l’onestà dell’esercizio. Queste persone sono spesso coloro che ritengono di non essersi mai macchiati gli abiti nella propria vita. Sia chiaro: io rabbrividisco all’idea di un paese in cui ognuno è poliziotto dei propri concittadini. Esattamente allo scopo di distanziarmi da una visione di questo tipo era volto il mio articolo. Questa è la parte negativa della riflessione. Come non voglio che sia. Della parte positiva si può e si deve discutere valutando caso per caso. Siamo qui, sempre pronti.

  2. Cenando guardavo 8 e mezzo su La 7. Beppe Severnini dichiarava che il più grande deterrente all’evasione fiscale deve diventare tuo figlio (tuo figlio!) che tornando a casa ti dice:” Papà tu non puoi dichiarare meno reddito dei tuoi dipendenti”, oppure “Papà non puoi dichiarare così poco e poi andare in giro con la Ferrari” o ancora il tuo vicino di casa che ti dice:” Scusa ma tu quanto dichiari per avere tutto questo ben di Dio?” e poi verosimilmente ti denuncia. Come dicevo, c’è chi sogna un paese in cui la legge si osserva per il terrore della denuncia del figlio o del vicino di casa. Un pease che desidera reggersi su un “patto sociale” così fragile è già spacciato a mio avviso.

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