La pavidità della politica e l’avvento dei tecnici

Alessio Mazzucco

Inizialmente volevo elezioni immediate, poi un amico mi ha giustamente fatto notare il disastro finanziario che avrebbe investito il nostro Paese se ci si fosse decisi per le urne (dal Sole 24 ore). Dunque governo tecnico sia e governo tecnico sarà. Dalle ultime notizie mi è parso di capire il pieno appoggio di PD e Terzo Polo e un appoggio a tempo di Vendola e Di Pietro, più propensi a elezioni nei prossimi mesi; segue PdL in appoggio “alle loro condizioni” (leggo dal sito anche se non capisco molto bene di che stiano parlando), Lega all’opposizione.

Il governissimo di Monti è stato accompagnato in trionfo da buona parte del fronte anti-berlusconiano del mondo politico e dell’informazione. Corriere, Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, blog e status di facebook hanno già battezzato questo esecutivo come la salvezza del Paese, il deus ex machina che ci trascina fuori dalla crisi, l’aiuto inatteso che segna la svolta nel dramma. La realtà è che il mondo politico delle opposizioni ha colto al balzo l’occasione per demandare ad altri (con appoggio, ma senza sporcarsi le mani) le riforme necessarie per l’Italia: parlo di patrimoniale, sacrifici, tagli e riforme impopolari che nessuno vuole avere nel curriculum prima di presentarsi alle prossime elezioni. Insomma, la politica ha fallito. E non ha fallito solamente mancando il proprio compito in questi 17 anni grotteschi di berlusconesimo e berluscanate, ma fallisce adesso, in questi giorni, incapace di riprendere in mano le redini e condurci in salvo.

Casini ha già detto che Monti avrà il suo appoggio fino al 2013. Io speravo che nessuno pensasse anche lontanamente di tenere un governo tecnico per più dei mesi necessari a fare le ingrate riforme. Sei mesi van bene? Otto mesi? Quanto tempo occorre a mettere in piedi un programma di lacrime e sangue (doveroso!!!!!) prima di ridare la palla al mondo politico? Non sono un vecchio relitto della retorica politichese; dico solo che, come ho già scritto varie volte, compito della politica è porsi da tramite tra la società, gli interessi espressi dagli elettori, i propri ideali e il mondo intellettuale perché decida la direzione che il Paese vuole intraprendere; e, un piccolo dettaglio, deve rappresentare noi tramite elezioni. Non è quel che accade con questo governo. Monti non è stato eletto, non ha espresso un programma ad alcun elettore, eppure è stato accompagnato in trionfo tra rami d’ulivo al grido di “Alleluia! E’ arrivato il salvatore!”. Scherzi a parte, laddove un popolo esasperato demanda ad un gruppo di uomini scelte estreme e immediate in un momento critico della storia, io vedo il tramonto della capacità di fare democrazia nella sua forma di dialettica politica tra le parti. Non voglio essere tragico: nessun Cesare è appena salito al potere. Dico solo che demandare il proprio potere di cittadino senza consultazione crea un terribile precedente per la nostra coscienza sociale.

Vorrei affrontare un ultimo punto aiutandomi con un articolo da Linkiesta (cliccare per leggere). Perché gira e rigira, l’Italia si ritrova sempre affossata nelle paludi politiche? Vedi le riforme degli anni Sessanta, i governi di emergenza nazionale negli anni Settanta, vedi i governi tecnici al crollo della Prima Repubblica. Appoggiandomi alla tematica affrontata dall’articolo de Linkiesta mi chiedo, è mai possibile che in questo Paese le parti politiche debbano sempre restare a guardare quando si tratta di tirarsi su le maniche per davvero e affrontare con coraggio la realtà? E’ chiedere davvero troppo un dibattito tra parti divise dai propri valori di riferimento? Bersani scherza che non è lì a smacchiare i giaguari, ma se non prende il polso della situazione e non propone un vero PD alla guida di una coalizione e del Paese, resterà sempre una macchietta crozziana così come tutta la frantumata classe politica del parlamento.

Dunque, a questo punto avanti Monti e tiraci fuori da questa voragine. Ma voi, uomini radicati sulle poltrone parlamentari, non crediate di essere in salvo per i prossimi due anni e preparare con comodo la solita campagna elettorale preconfezionata. E’ compito vostro metterci la faccia e assumervi le responsabilità del caso. Vi voglio svegli e pronti perché tra qualche mese pretendo elezioni e una legge elettorale che possa farmi scegliere i candidati (giusto per riassaporare il significato di democrazia), pretendo coalizioni pronte, programmi stilati e pochi tentennamenti prima di presentarsi agli elettori. Fa ridere dire “pretendo”, ma sono un cittadino e come tale mi permetto il gusto di scriverlo.

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