Riscrivere la politica

Alessio Mazzucco

Non ci siamo chiesti per tutti questi anni cosa volesse davvero significare il termine politica? Personalmente considero due aspetti diversi della politica, l’aspetto istituzionale e quello non istituzionale. L’aspetto istituzionale è quello più visibile tramite i media, nelle piazze, il vertice, diciamo così, di tutte le dinamiche politiche della società; in breve, la stanza dei bottoni. La politica non istituzionale è quella della società civile e va dalle associazioni ai gruppi, ai blog ai giornali, ai siti d’informazione, eccetera. Nella retorica anti-politica, la politica istituzionale è la casta, la cricca, quel pugno di egoisti che non pensano al Paese; per contro, la società civile è bistrattata, tenuta alla larga, ritenuta incapace di gestire la cosa pubblica o prendere decisioni di largo respiro (D’Alema docet).

Abbiamo bisogno di entrambi. Da una parte, un gruppo di persone elette, scelte (magari) dal popolo, per prendersi sui gropponi la responsabilità delle scelte compiute. Dall’altra, è necessario un movimento fluido e continuo d’idee che possa portare proposte verso i vertici decisionali (la stanza dei bottoni) perché attraverso il compromesso tra le parti si giunga ad una decisione. Il ruolo della politica non è null’altro che tradurre, attraverso le lenti dei propri valori e dei propri ideali, le proposte e le spinte che arrivano dalla società, rielaborarle e presentarle perché l’intera Nazione ne prenda consapevolezza.

Non ho idea di come venisse considerato il partito vent’anni, trent’anni o forse cinquant’anni fa. Adesso il partito e la società civile sono recisi: il primo ha abbandonato l’impegno quotidiano per volgere lo sguardo alle istituzioni, la seconda, stufa, si è data all’antipolitica spiccia o alla consapevolezza fatalista dell’inutilità del proprio impegno. E’ ora di riallacciare i rapporti.

Io non considero il politico portatore di un elenco completo e dettagliato di proposte per il parlamento, né posso pretenderlo. Il politico dev’essere un ascoltatore, un traduttore, qualcuno capace di sintetizzare le richieste e rielaborarle. I partiti devono essere i suoi canali, non cartelli elettorali pronti a ripresentarsi ad ogni tornata, devono essere centri di ritrovo delle parti della società (studenti, lavoratori, imprenditori, disoccupati, pensionati,…), centri di discussione ed elaborazione dove si possa entrare liberamente senza tessere, tesserine o iscrizioni, così che possano fornire gli strumenti ai politici (nelle istituzioni) per portare avanti un progetto.

Ad oggi accade il contrario: i partiti elaborano, propongono e vomitano sulla società il frullato delle proposte, delle correnti, dei giochi di potere e mozioni, il tutto su una società inerme e ammutolita, pronta sì a scendere in piazza quando chiamata, ma poco reattiva alla proposta dal basso. I partiti dovrebbero ripartire dalla società, dovrebbero essere i centri nevralgici di discussione politica in seno alle comunità così che ogni input periferico possa raggiungere un qualche nodo istituzionale pronto a battersi per quello in cui crede.

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