La sinistra non si smentisce mai

Alessio Mazzucco

Vi posto di seguito un articolo da Linkiesta.it che mi trova d’accordo al 100%: http://www.linkiesta.it/ma-ora-renzi-si-candidi-alle-primarie. Renzi non mi piace, capisco il problema che solleva, non capisco cosa farebbe se fosse a capo del PD. Lo abbiamo visto tutti andare a Palazzo Grazioli in un incontro privato con Berlusconi, gesto che ha sollevato l’ira dei seguaci Rottamatori, lo abbiamo sentito applaudire Marchionne e spendere parole favorevoli in più occasioni per un cambiamento radicale dell’atteggiamento della sinistra italiana nei confronti del libero mercato e la libera iniziativa d’impresa. Ma una volta al timone, che farebbe?

Il PD galleggia da tre anni ormai, da quel lontano 2007-2008 in cui migliaia di sostenitori si sono diretti alle urne improvvisate per le primarie che videro Veltroni vincitore. All’inizio sembrava un partito fresco, dinamico, liberale e americano nel suo essere d’ispirazione maggioritaria, seguace, così sembrava, del Blairismo dei primi tempi e dei Democratici Statunitensi. Ammetto che tre anni fa mi ero sbagliato clamorosamente. Il PD si è ritrovato isolato dalle ali estreme e centriste, spezzato e lacerato all’interno dalle correnti (più o meno ufficiali) più diverse: dai laici alla Marino (che fine ha fatto tra l’altro?) alla Binetti sino all’ala Radicale entrata in quota per le elezioni 2008. Nel corso degli anni ha perso gli ex della Margherita (non ho versato troppe lacrime in realtà), l’ala cattolica più conservatrice e scricchiola l’appoggio dei Radicali. Bersani, segretario nel post-veltronismo, ha gestito male l’immagine, le elezioni amministrative susseguitesi negli anni (ricordate quel generale imbarazzo che si creò all’indomani della candidatura della Bonino per il Lazio?), ha perso (perché bisogna dirlo, ha perso!) Milano e Napoli, città dove i candidati ufficiali del partito sono stati messi all’angolo. Non parliamo degli scandali: Penati in Lombardia, adesso D’Alema con i voli pagati (e neanche lui sapeva bene da chi o perché).

Dopo la vittoria di Pisapia e De Magistris avevo scritto un commento su questo blog chiedendo primarie immediate. Non pretendo che il mio appello giunga chissà dove, ma lo ripeto nella speranza che uno, due, magari tre di voi lo ripetano a loro volta: primarie immediate. La risposta che mi sono sentito dare troppo spesso a questa richiesta è stata: “Prima si fa il programma”. Certamente, prima il programma. Tre anni di opposizione ad uno dei Governi più scandalosi e imbarazzanti della nostra storia non sono bastati a scrivere una decina di punti da recapitare in tutte le piazze tra banchetti e attivisti.

In un articolo del 18 ottobre, Rizzo denunciava sul Corriere le leggi non obbligatorie (cioè non europee o non costituzionali come bilancio, finanziaria, ecc..) approvate da questo parlamento da gennaio: 14. Sono pochine. Se si pensa che una legge può essere presentata da ogni parlamentare che abbia ottenuto la firma di altri 10 membri della camera di appartenenza, significa quindi che le proposte non hanno sicuramente inondato le Commissioni. E qui si può puntare il dito contro Governo e maggioranza in primis, ma anche su un opposizione latente che rimane sulle poltrone a ripetere ad libitum la necessità di dimissioni ed elezioni immediate.

Ora, il PD non mi sembra né pronto né carico per affrontare una campagna elettorale. Bene Renzi, la cui iniziativa politica ha scatenato le reazioni indispettite dei big della sinistra italiana: serviva qualcuno che aprisse la finestra per far entrare un po’ d’aria. Bene Chiamparino, che alla Leopolda ha chiesto primarie per il candidato premier e soprattutto primarie per i candidati di lista (sempre che non si cambi questa stramaledetta legge elettorale). Bene anche Baricco, che dal suo intellettualismo da sinistra-chic ha detto una cosa giusta: ricominciare dalle parole che hanno sempre arrecato dolore e sofferenza ai tanti della sinistra (meritocrazia, competizione, dinamismo sociale ed economico).

Io voglio programmi. Voglio gente che si candidi. Voglio le primarie. Finché non ci sarà tutto questo il PD non avrà il mio voto, su questo sono certo.

1 Commento

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Una risposta a “La sinistra non si smentisce mai

  1. Condivido al 100% oggi nessuno sa cosa è il pd e come farne un partito onesto riformista europeo e moderno da contrapporre al pdl.
    La cosa più fastidiosa è che si potrebbe fare raccogliendo un largo consenso, che investa sull’ onesta sui tagli alla casta come esempio fondamentale e precedente ad ogni altro sacrificio da chiedere agli italiani, su un turnover di “2 legislature e a casa”, sulle nuove forme di partecipazione politica , sul web, su un nuovo ambientalismo visto lo stato in cui versa il territorio, insomma su una ricostruzione morale e materiale come nel dopoguerra ma con i mezzi comunicativi del mondo moderno degno di una forza politica grande che non vivacchia e non antepone i leader fra loro.

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