Lo Spleen d’Italia

Alessio Mazzucco

Vi propongo una breve rassegna stampa di alcuni giornali italiani. Corsera: “Se cado si dissolve il centrodestra” “Maggioranza fa i conti” “Omicidio Sarah: il processo resta a Taranto” “Preso Mutassim Gheddafi”. Repubblica: “Il premier in aula, le opposizioni fuori” “La lunga protesta degli indignati” “La Cassazione ha deciso: il processo per Sarah Scazzi deve restare a Taranto”. Il Giornale: “Silvio sfida l’aula” “L’inchiesta su Silvio? Era solo una bufala” “Giulio il sabotatore resta da solo”. Ammetto di averli trovati estremamente interessanti. Poi che succede? Uno si fa un giro tra blog e siti e viene a scoprire articoli quali “L’industria del mobile, dove solo chi innova ce la fa”, una lunga inchiesta su http://www.linkiesta.it che ci spiega il lento e inesorabile declino di una delle industrie di punta del made in Italy italiano. O Sarah Scazzi ricopre un’importanza che io non riesco ad afferrare nel panorama dell’informazione italiana, o qualcosa non funziona.

Di cosa parliamo? Non so chi di voi abbia letto “Se Steve Jobs fosse nato in Italia”, una breve parodia che circola da qualche giorno in rete sul fantomatico Stefano Lavori (sottile ironia), nato a Napoli, sognatore e inventore, bloccato in un Paese che preferisce il declino all’innovazione. Ha fatto tanto ridere che l’articolo è arrivato su Le Monde con tanta allegria dei francesi pensando alla nostra proverbiale Italietta. In ogni caso, di cosa parliamo? Di un Paese stanco, fermo e rovinato. Quando si sente blaterare di Paese stabile, economicamente forte tra le potenze occidentali, non si sentono menzogne. Siamo in effetti uno dei Paesi con il PIL più alto al mondo, un PIL procapite invidiabile e una qualità di vita mediamente elevata; eppure dobbiamo preoccuparci.

Non partirò con il solito discorso su Berlusconi sì/no, inflazionato, vecchio e terribilmente noioso. Parlerò di tutti, di una classe dirigente che negli ultimi vent’anni si è alternata per non-ho-capito-bene-cosa, ferma nella palude di leggi elettorali, ad personamcontra personamad castam e menzogne ad ogni tornata elettorale, sprofondata nel suo stesso intricatissimo garbuglio di parole e spiegazioni, invenzioni, idee e assurdità degne di una commedia di serie B. Io non accuso i politici di mangiar pane a tradimento, di corruzione (ci sono i giudici per questo), di agevolazioni, stipendi e pensioni forse un po’ sproporzionate rispetto al resto del Paese, ma punto il dito contro la scarsa preparazione politica, l’ignoranza, il vuoto mentale e l’horror vacui di quegli sguardi fissi sui teleschermi su cui s’incollano le menti facilmente malleabili di milioni e milioni di italiani. Non è Berlusconi che deve dimettersi, ma l’intera classe politica. Dobbiamo ripartire da zero, nulla, nada, tabula rasa, quel che volete, ma ricominciare da capo e metter fine allo spettacolo indecente di quelle marionette parlanti che si sono autoelette a portavoce degli interessi e dei bisogni della Nazione.

L’Italia soffre e non è un accorato richiamo per smuovere la commozione di chiunque fosse arrivato a leggere fin qui: la sofferenza è profonda, viscerale, una malinconia dettata dalle speranze infrante, i futuri cancellati delle generazioni, la fatica di vivere tra burocrazie invadenti, tra iniziative soffocate sul nascere da leggi, leggine, articoli e commi di un apparato pachidermico che NESSUNO ha voluto davvero affrontare. L’università perde posti sui rating internazionali, ma chi ha mai avuto il coraggio di metter mano ad una riforma che non prevedessi miopi potature dei finanziamenti? La giustizia non funziona da anni, ma solo adesso qualcuno si accorge che bisogna renderla più efficiente, lasciando campo libero a qualcun altro di riformarla per non farsi processare? Ma dove sono vissuti in questi ultimi vent’anni? Gli sprechi esistono dagli anni Ottanta, eppure sembrano un problema recente. Il Paese non cresce adesso (a causa della crisi! si sente gridare) eppure sono vent’anni che i nostri punteggi sul PIL sono drammaticamente bassi. L’elenco si dilunga all’infinito.

Sapete che succederà? Dobbiamo aspettare domani per la fiducia, poi forse uno squarcio si aprirà nella politica italiana. Sì, uno squarcio, perché se mai dovesse cadere, Berlusconi sarebbe al capolinea dell’avventura politica e  nuovi orizzonti lontani dal berlusconismo/antiberlusconismo esploderebbero come fuochi nella notte di Capodanno. Sarebbe bellissimo. Eppure succederà dell’altro: all’euforia del cambiamento interverranno subito i pompieri, si richiamerà “alla calma e al dialogo”, si allontaneranno “estremismi, idealisti, sognatori” e si aprirà la strada al carroccio ormai sbandato di chi da vent’anni ci governa. Avremo cambiamenti? No. La legge elettorale rimarrà la stessa, l’informazione continuerà a parlare di Sarah Scazzi e non dei mobili invenduti di qualche magazzino polveroso del Nord-Est, Stefano Lavori continuerà a lavorare in un garage e D’Alema continuerà a parlare di proporzionale alla tedesca. Siamo un popolo che dorme. Malinconico, triste, ma che dorme, incantato da qualche pagliaccio pagato a tenerci allegri dallo schermo luminoso su cui ci incantiamo quando suona l’ora di cena.

1 Commento

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Una risposta a “Lo Spleen d’Italia

  1. Berlusconi alla fine non è caduto e non cadrà se la strategia resta quella di scagliargli addosso votazioni di fiducia randomiche, senza avere mai uno straccio di numero in mano.

    In compenso abbiamo scoperto uno dei nuovi assiomi fondamentali della politica nostrana, ossia l’Effetto Traino. Questa misteriosa legge dei numeri, che affonda le sue radici nella letteratura esoterica, sovverte le aritmetiche tradizionali e le geometrie politiche del nostro paese riempie la bocca di tutti in ogniddove.

    Continua lo spasso più sfrenato. E bentornato al Direttorissimo.

    Francesco Saverio Salonia.

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