Di cosa si libera Milano

Alberto Grillo

Ci tengo, all’indomani della vittoria di Pisapia, a lasciare anche io un commento. Non voglio parlare di quali saranno le grandi sfide che dovrà affrontare, di come cambierà Milano, o riflettere su quanto poi Milano, con Pisapia, cambierà veramente. Di ciò ne parleremo fra almeno un paio d’anni. Nessuna brillante analisi tecnica dunque, la mia vuole essere solo una breve riflessione in risposta ad una domanda che alcuni si sono posti: cosa ci faceva tutta quella gente in piazza ad esultare come se fosse la fine di una dittatura?

Beh, io c’ero ed esultavo perché ha vinto chi ha speso una cifra quasi 20 volte inferiore a quella del suo avversario. Chi nei banchetti regalava palloncini arancioni e non vaschette di fragole e ciliegie. Chi non dice bugie sfruttando l’impossibilità dell’avversario a replicare. Chi non offre birra e focaccia alle persone che aspettano invano il concerto del loro cantante. Chi non arruola figuranti da mandare in metro a molestare i cittadini. Chi non promette di togliere l’ecopass “perché ormai il suo lavoro l’ha fatto, dato che il parco veicoli dei residenti del centro si è rinnovato” (ah già, non mi ricordavo di quando giravano tutti con la fiat Bravo, menomale che adesso hanno il suv). Chi non cerca di sollevare gli istinti più xenofobi della popolazione, salvo poi puntare sui rapporti con i paesi islamici per la buona riuscita dell’expo. Chi non costruisce le piste ciclabili il mese prima delle elezioni. Insomma, ha vinto Pisapia e non chi ti si avvicina dicendoti “Sai, io ti sto prendendo in giro e lo sto facendo con un bel sorriso stampato sulla faccia, come mi ha insegnato Lui, cosicché magari tu non te ne accorgi. Vuoi un altro pezzo di focaccia?”

Lunedì sera Piazza Duomo era stracolma di gente. E oltre ai vecchi signori con le vecchie bandiere c’erano i giovani con la birra in bottiglia e la voglia di ballare e le sciure che avevano abbandonato i loro salotti. C’era chi era arrivato direttamente dall’ufficio in giacca e cravatta e chi in piazza aveva portato i bambini piccoli. C’erano i non milanesi e sembrava come se dicessero: “Milano, tu che mi ospiti e ti maledico sempre, questa sera sei così bella, colorata ed ospitale che ho una gran voglia di viverti!”. Lunedì sera in piazza si respirava un clima diverso, intriso di rigenerata passione politica e voglia di partecipare. E la gente non esultava per la liberazione da un regime totalitario, ma per aver sconfitto un modo di far politica che nella sua propaganda così disonesta, ingannevole, demagogica e sotto sotto violentissima, ad una dittatura non ha niente da invidiare.

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